26 Gennaio 2020 Liberi di Cambiare

Riscriviamo le politiche lavorative fuori dai clientelismi

In questa campagna elettorale, soltanto noi indichiamo come superare l’emergenza lavorativa in Calabria.

Il silenzio sull’emergenza lavoro di centrodestra e centrosinistra è coerente con le responsabilità dei due schieramenti, che al governo della Calabria hanno ottenuto il record di vertenze lavorative aperte e di precariato negli uffici pubblici, mantenuto per consensi elettorali. Le politiche del lavoro del centrodestra e del centrosinistra hanno prodotto zero in termini di occupazione. La mancanza di lavoro genera emigrazione, criminalità e odio sociale.

Il governo nazionale ha messo in campo strumenti per l’occupazione, ma poi la Regione Calabria ha sistematicamente fallito pur di portare avanti le solite politiche clientelari, come nel caso dei fondi ministeriali per il potenziamento dei Centri per l’impiego e l’implementazione del Reddito di cittadinanza. In proposito la Regione Calabria ha ricevuto nel 2019 una prima tranche di finanziamento pari a 11,8 milioni, ma anziché utilizzarli per gli scopi previsti li ha dirottati per allungare i contratti di lavoro a 425 precari, “piazzati” senza concorso nei vari uffici regionali. Parli di questo Pippo Callipo, lo racconti quando cerca di convincere l’elettorato “grillino” a votare per la sua coalizione.

Le opportunità lavorative si costruiscono su basi solide, non con interventi assistenziali come Dote lavoro, un fallimento totale e con i soliti ritardi nei pagamenti.

Le politiche per creare lavoro, quello stabile che fa crescere la nostra terra, devono partire dalle aree industriali, in cui vanno ripristinati i servizi di base e assicurate la banda ultra larga e una logistica efficiente. I capannoni e le fabbriche dismesse vanno riconvertiti con investimenti oculati in spazi di incubazione per start up, con servizi innovativi alle aziende. Tali aree possono diventare anche spazi per la creatività e la rigenerazione urbana di zone spesso periferiche e abbandonate. Bisogna avviare definitivamente la ZES, che necessita di una una strategia attrattiva per gli investimenti esteri.

Inoltre bisogna riscrivere la politica dell’internazionalizzazione delle imprese calabresi. Occorre gestire le risorse che arrivano dall’Europa per far uscire la Calabria dall’obiettivo convergenza. Per noi il tema del lavoro non è spinoso, abbiamo le mani libere e le idee giuste per ottenere risultati concreti insieme ai sindacati, alle associazioni di categoria e ai cittadini calabresi.

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