26 Gennaio 2020 Liberi di Cambiare

Valorizzare il sistema dei musei calabresi

Il Museo Nazionale di Reggio Calabria ha raggiunto nel 2019 un nuovo record di presenze con 227 mila visitatori: un’ottima notizia.

La nostra regione è caratterizzata dalla presenza di numerosi musei di arte sacra, chiese e monumenti a carattere religioso musealizzati: in Italia, rappresentano il 10% delle strutture museali totali e sono prevalentemente presenti in Puglia, Campania, Calabria e Sicilia.

In modo analogo, la Calabria occupa una posizione di rilievo in un’altra nicchia di strutture museali: gli eco-musei. In Italia sono pochi (appena l’1,4% dei musei del Paese) e sono localizzati, oltre che in Calabria, in Piemonte, Trento, Valle d’Aosta e Veneto.

In Calabria, inoltre, sono molto diffusi musei legati agli usi e ai costumi delle comunità locali: sono l’11,7% dei musei nazionali e, accanto alla nostra regione, sono presenti soprattutto in Basilicata, Valle d’Aosta e Piemonte.

Se analizziamo i dati ISTAT, tuttavia, i luoghi di interesse nella nostra regione sono di ridottissime dimensioni.

La geografia dei musei e di altre strutture a carattere museale indica l’elevata concentrazione del settore in poche regioni: nel 2018 la presenza maggioritaria è in Toscana (553 musei), Emilia-Romagna (454), Lombardia (433), Piemonte (411), Lazio (357) e Veneto (304).

È anche in queste regioni che si concentrano i visitatori: il 55,5% delle presenze totali si ha in 10 città (Roma, Firenze, Napoli, Venezia, Milano, Torino, Pisa, Pompei, Siena e Verona).

Accanto al ruolo delle grandi “attrazioni”, l’ISTAT segnala che in Italia sono molto diffusi luoghi di interesse culturale anche nei piccoli e piccolissimi Comuni: il 16% delle strutture museali è presente in comuni con meno di 2 mila abitanti, alcuni dei quali arrivano a contare sino a 5-6 strutture, mentre il 30% è localizzato in comuni da 2 mila a 10 mila abitanti.

Questi dati indicano la marginalità della nostra regione nel mercato dei flussi turistici verso le strutture museali. Ciò, dipende prevalentemente dall’assenza di grandi “attrattori” (a parte l’interesse crescente che sta ottenendo il Museo Nazionale di Reggio Calabria) che, invece, sono presenti anche in altre regioni del Mezzogiorno d’Italia (gli scavi di Pompei, i sassi di Matera, la Valle dei Templi in Sicilia, solo per fare degli esempi).

Parallelamente, la regione è dotata di un numero elevato di “piccole” aree di interesse e di elevata specializzazione.

Al fine di valorizzare questo patrimonio di micro-esperienze disperse sul territorio è necessario metterle in rete e a sistema. È indispensabile creare dei legami, aggregando i puntiformi siti di interesse: o per affinità storico-culturali, architettoniche, archeologiche o, semplicemente, per prossimità geografica.

La strategia di creare dei partecipati e condivisi sistemi integrati di attrattività museali consente alla Calabria di superare i limiti delle ridotte dimensioni di ciascun micro-attrattore.

È l’unico modo per creare un’identità territoriale alla nostra regione in grado di attrarre turisti interessati alle variegate ricchezze museali della Calabria. Oggi, queste ricchezze sono “invisibili” nel mercato turistico nazionale e internazionale e, quindi, inidonee a creare reddito e occupazione. Al contrario, i sistemi integrati di attrattività museali, in quanto grandi in dimensione e con differenziate storie da narrare, renderebbero “visibile” la Calabria nella ricca nicchia del turismo storico-culturale.

 

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